Fabrizio Moro: un viaggio mi cambierà la vita

Dopo il 2° posto a Sanremo di quest’anno la vita di Fabrizio Moro è davvero un po’ cambiata. E adesso ci rivela che è tempo di pensare di partire per un posto lontano.

Toglici subito una curiosità: è vero che hai scritto “Eppure mi hai cambiato la vita” sul Grande Raccordo Anulare di Roma?
Più o meno. Mi capita ogni tanto di notte di girare sul Raccordo deserto. Ho sempre il registratore con me e così, una volta, mi è capitato di buttare giù le parole della canzone.

Che, proprio come “Pensa”, è stato un altro successo di Sanremo. Si può, dire che andare al Festival è il tuo viaggio preferito?
Sicuramente avevo ancora bisogno di certi palcoscenici. Sanremo è l’unico vero trampolino di lancio per un cantante emergente.

Ma tu non sei più un emergente…
È vero, ma non sono neanche uno di quegli artisti che arrivano ad un certo livello e non si rimettono più in gioco, anche attraverso Sanremo. Mi dovesse capitare di nuovo l’occasione ci tornerei sicuramente.

Il tuo nuovo disco parla tanto d’amore, ma anche di storie di tutti i giorni, di lavoro, politica, ambiente. E il viaggio, invece, cosa rappresenta per te?
A dire la verità non ho mai avuto grandi occasioni per viaggiare. Mi sono spostato poco per motivi personali. Più che altro ho viaggiato per lavoro. Anche il viaggio più importante che ho fatto, in Costarica qualche anno fa, l’ho fatto per un tour musicale. Oltretutto, in passato, viaggiare per me è stato quasi un trauma; anche perché soffro un po’ di ipocondria e tante volte ho preferito starmene tranquillo a casa mia, nella mia piccola oasi privata.  

Cosa significa per chi è così legato alla sua casa andare tanto lontano come in Costarica?
Significa sfidare se stessi. Avrei potuto rifiutare quel viaggio, ma alla fine ho preferito mettermi alla prova. Quando ho preso l’aereo d’andata ho avuto una paura pazzesca, ma al ritorno stavo già meglio. Forse avevo davvero superato la prova. Dopo quel viaggio mi sono sentito più forte.   

C’è un ricordo particolarmente legato a quel viaggio?
C’è un bracciale. Io ne porto tanti, ma ce n’è uno particolare che ho comprato lì, in un mercatino dell’usato. Lo indosso sempre perché mi porta fortuna.

Nel brano “Seduto a guardare” c’è una frase molto bella: Se le ragioni non cambiano i passi che fai si cancellano.
Per me bisogna sempre cercare degli stimoli nuovi nella vita, bisogna tentare di migliorarsi o anche semplicemente di porsi delle mete da raggiungere. È un consiglio che ho sempre dato a me stesso. Probabilmente questo concetto lo esprimo meglio quando dico “Chi non scrive la sua storia non può decidere il suo finale”. Tutto dipende strettamente da sé nella vita.

Quali sono le ragioni che ti spingerebbero a fare un viaggio?
Quando riuscirò a trovare un po’ di tempo e un po’ di tranquillità in più rispetto a questo periodo, vorrei provare a conoscere una cultura completamente diversa dalla mia. Magari potrei andare in Africa.

Anche per cambiare il tuo modo di vedere le cose?
Sicuramente. Oltretutto ci vorrei andare per degli scopi umanitari. Sono sicuro che prima o poi farò un viaggio di questo genere.

Lo scorso anno in tour con Vasco Rossi. Potrebbe essere anche il tuo compagno di viaggio ideale?
Lo so che sembra incredibile, ma io non ho conosciuto Vasco. Lui arriva un minuto prima del concerto e sparisce subito dopo. È quasi un’entità.

Con chi scambieresti volentieri la tua valigia?
Senza dubbio con Luciano Ligabue. Deve avere una valigia pesante.  

E nella tua cosa ci deve essere sempre?
Le medicine. Te l’ho detto che sono un po’ ipocondriaco.

La tua playlist ideale per viaggiare?
Io ascolto molto rock. Ci sono dei dischi che sto davvero consumando. L’ultimo dei Bloc Party, ad esempio, un gruppo inglese che mi piace tantissimo. Poi ascolto molto i Nirvana, i Coldplay, gli U2, i Muse. Tra gli italiani mi piacciono molto i primi dischi di Rino Gaetano, di Vasco e di Venditti. E anche Luca Carboni: è perfetto per viaggiare.   

Le prossime tappe del tuo viaggio musicale?
Il 4 luglio parte il mio tour dal Roma Rock Festival. Poi proseguirò per tutto l’inverno su e giù per l’Italia. Ci vediamo in giro, mi raccomando!

Intervista a cura di Francesco Cafaro

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